martedì 29 dicembre 2009

"Mater morbi", purtroppo è tutto vero.

Quando l'occulto racconta la realtà. L'ultimo numero di Dylan Dog è una delle più belle storie dell'intera serie, è in reltà un vettore per raccontare, usando l'icona dell'investigatore dell'occulto, la tragedia della malattia e dell'inferno della cura, aprendo in poche pagine le tante finestre delle varie forme di pena che dobbiamo subire nel momento in cui siamo più deboli.
Il muro invisibile tra il malato e i sani, la condizione di estrema solitudine anche in un ambiente collettivo come quello dell'ospedale. Una metodica che ti toglie, per dirla con le parole del personaggio più emblematico dell'episodio, "prima l'identità, poi la dignità".
Un percorso di dolori quindi che lascia pensare che chi ha scritto l'episodio, stia raccontando in realtà qualcosa di vissuto, tanto mi ci sono ritrovato nelpercorso che purtroppo mi è capitato molti anni fa.
Un albo da regalare e far leggere quindi ai molti che si occupano di sanità dall'alto della loro (per fortuna) salute di ferro, che solo chi vive l'ordalia del percorso di cura di una malattia dolorosa può capire.

lunedì 12 ottobre 2009

Romics 2009 - Il Cosplay

martedì 25 agosto 2009

Solo il download per i Radiohead


Ahi! Che dolor! Gli amati Radiohead hanno deciso di non pubblicare più Long Playing (o CD), ma solo singoli da proporre sulla Rete, sulla falsariga degli anni 50 dove si commercializzava solo il disco singolo.
Una scelta sempre più radicale e, diciamolo, di ascolti a qualità mediocre. L'unica speranza è che, come negli anni 50 e 60, si pubblichino su disco le "raccolte" di singoli.


... la cosa va segnalata.
Il nuovo album dei Depeche Mode, Sound o Universe, torna ad avere un senso per il cliente vero, quello dimenticato in anni di follia commerciale dalle case discografiche abbagliate dalla prospettiva di vendere prodotti a bassissimo costo come fosse oro.
Finalmente, si torna al prodotto, a dare al cliente un corrispettivo "fisico" in cambio di moneta "sonante"; con i Depeche Mode si prosegue e si amplifica la linea lanciata con Madonna (sempre un passo avanti agli altri) e gli U2, fornendo ai clienti differenti confezioni a differenti prezzi, ciascuna adeguata ad uno specifico profilo.
La versione da me scelta, e non avrebbe potuto essere altrimenti, è quella che mi auguro diventi il formato standard per il futuro: vinile a 180 grammi con CD incluso, cosa che mi consente di avere un suono al massimo delle sue possibilità sullo stereo ma anche la praticità dell'uso "walk/car".
Inutile dire che, pur avendo lettori di pari livello, il suono del vinile è incommensurabilmente migliore, perché anche se l'uso massiccio di elettronica ha una sorgente comunque digitale, la voce e il gioco della diafonia, che fornisce una spazialità intrinseca al vinile, rendono una sonorità inarrivabile al CD.

P.S.: una riga sul contenuto. Se amate i Depeche Mode, non rimarete delusi.

martedì 10 marzo 2009

Il mio Romics su YKS Channel


Non avendo particolari abilità di montaggio, avevo inviato tutti i miei video del Romics alla redazione di YKS. Questo quindi è il montato della loro selezione.

mercoledì 7 gennaio 2009

100 uomini al giorno


La prostituzione vista attraverso un viaggio intorno al secondo mestiere più antico del mondo: il cliente. A cinquant'anni dall'approvazione in Italia della Legge Merlin, "100 uomini al giorno" torna sulla questione, rovesciando la prospettiva e affrontando il tema cercando di evidenziare le motivazioni che spingono gli uomini a trasformarsi in "clienti".
Il progetto artistico, come ha spiegato Viola Buzzi, «e' frutto dell'incontro di tante anime che si sono ritrovate insieme e hanno condiviso l'idea di un lavoro che si basasse sulla memoria, la storia, lo spettacolo e la musica».

Il 2008, anno bisesto ben deciso a rimanere fedele alla tradizione, anche se in modo alquanto controverso, ha tra i pochi pregi quello di aver ridato nuova vita al buon vecchio vinile e alla musica analogica a tutto tondo. Molti gli artisti che hanno deciso di uscire anche in questo formato spesso con vinile di qualità a 180 grammi, molte le riedizioni di vecchi classici anche in versione Mp3 compliant, mossa incredibilmente inteligente in un management di solito quanto mai incapace a vendere quello che gli onesti sono disposti a comprare. I problemi che affliggono questa nuova ondata di buona musica confezionata in prodotti per cui vale la pena spendere sono essenzialmente due: una cattiva distribuzione che, combinata alle poche copie distribuite (anche se rinato è pur sempre un mercato di nicchia) rende difficile il rapporto offerta richiesta e la tendenza a “rimasterizzare digitalmente” prodotti nati per l’analogico e destinati a una catena analogica.
Questi ultimi infatti hanno la tendenza ad essere ”piatti” come una sogliola, con tutti gli strumenti smartellati in primo piano, buoni per un ascolto in macchina o con le cuffiette ma non per catene analogiche assemblate con cura certosina da melomani malati di buon suono.
Trovare quindi un vinile di un artista che ti piaccia, che non sia nella tua collezione, che sia analogico al 100%, su buon vinile non è cosa facile, per cui quando mi sono ritrovato tra le mani il disco che più di tutti volevo avere in vinile, ammetto di aver provato il brivido dell’archeologo di fronte al manufatto cercato per anni. Trovarlo poi in uno Book/media Store che tratta i vinili alla stregua dei calendari e dove sono capitato solo come accompagno alla vigilia di Natale, è stato veramente un bel regalo.
Il disco in questione è "Mule variations” di Tom Waits, artista a dir poco fuori dagli schemi, molto amato o odiato senza mezze misure, famoso per la sua voce impossibile su un tappeto sonoro spesso altrettanto difficile o spaventosamente semplice. Un disco peraltro controverso, non facile ma con brani che hanno raggiunto il grande pubblico e che gli hanno fatto vincere un Grammy Award come "Best Contemporary Folk Album", in meraviglioso equilibrio tra il sound pi tradizionale e quello adottato dopo la svolta di Swordfishtrombones. Non entro ulteriormente nella critica musicale di un disco dove i brani degni di menzione, per motivi diversi, sono molti, dai classici “Hold on” e “Cold Water”, ai decisamente campagnoli “House Where Nobody Lives” e “Pony”, alla delicatissime “Picture in a Frame” e “Take it with me”, alla megafonica “Big in Japan” o alle più rock-bluesgianti “Filipino Box Spring Hog” e “Get Behind the Mule” e così via.
Voglio invece soffermarmi sulla qualità totale ed assoluta dell’incisione “Full analog”, come compare chiaramente sulla copertina del doppio LP, che regala a chi è dotato di un impianto veramente Hi-Fi un’ora di musica vera, suonata da strumenti che non sanno di campionato, che si pongono su differenti piani spaziali, il tutto condito da quella musicalità difficilissima da spiegare e che si può solo apprezzare, sempre che ne si abbia la capacità.
Su tutto, inevitabilmente, la voce roca ai limiti dell’impossibile e struggente come sempre, che fa di questo disco uno dei milgiori in assoluto, se non il migliore di un artista che non si finisce mai di scoprire e riscoprire. Uno di quei dischi, per dirla con Tom da “I’ gonna take with me when i go”; in tutti i sensi, visto il coupon allegato che consente il download legale degli mp3 dell’album.

Se non lo trovate, provate quì