Come ogni sera, terminato il lavoro sto lentamente rientrando a casa. Dopotutto, perché dovrebbe essere diverso. Stamattina, alle 7, mi sono alzato, lavato, preparato la colazione che ho consumato ascoltando il GR del mattino; quindi di nuovo in bagno per i denti. I soliti minuti passati a scegliere la cravatta e le scarpe, l'acqua alle piante e poi via al lavoro.Giornata tutto sommato abbastanza tranquilla. Il mio work-flow prevede di concludere le analisi per le nuove funzioni su un portale Eni, attività che sto portando avanti in linea con i tempi. Ci sono problemi, ma quelli sono il sale. Au contraire sarebbe una noia portale.
Pranzo in mensa, cercando di mediare tra quello che ti piace e quello che comunque non ti fa male (normalmente il riso in bianco). Solite chiacchere con i colleghi (la champions league, le donne, ecc.). Riprendo il lavoro, altri problemi sino al termine, per poter quindi ritornare a casa. Piccole spese al supermercato, la cena da preparare, la lavatrice da far partire, le stanze da ripulire, per fortuna non ho niente da stirare. Consumo la cena e mi metto, come ogni sera, alla mia postazione RCL (oggi debbo controllare un lavoro per un azienda comasca, quindi lo sviluppo di una nuova metodologia di accesso ai dati che mi sta impegnando da mesi), un po di TV e di chitarra.
All'una, come sempre, chiudo la luce per le mie 6 ore di sonno.
A questo punto il lettore potrebbe pensare che sia impazzito. Cosa può importare a lui questa banale ricostruzione di un presente immutabile e più o meno uguale a quello di milioni, se non miliardi di persone sulla terra.
E' che nel frattempo, lontano, qualcuno se ne sta rinchiuso dentro la sua casa, abbracciato alla sua famiglia, pregando Dio che le intelligentissime bombe a stelle strisce siano più intelligenti di coloro che le hanno mandate, e non cadano sulla testa sua e dei suoi cari.
Ed io, per tutto il giorno, mentre mi sforzavo di lavorare, mi chiedevo, come mi sto chiedendo ora, cosa stiamo facendo. Il mondo sta implodendo, buttando nella tazza del cesso tutte quelle conquiste lentamente acquisite negli ultimi decenni spesi alla ricerca di un mondo finalmente in pace con se stesso.
E noi a comportarci come se tutto questo non stesse accadendo, con la testa nella sabbia di una schizofrenica normalità, rifugiati in una clessidra di pietra fatta di giorni forzatamente e volutamente uguali.
La ricchezza ci ha reso aridi, il benessere insensibili, la pace distratti e superficiali. Ed un enorme muro di insensibilità, con una vernice di ipocrisia ("ma cosa possiamo farci, tanto decidono tutto i potenti") si sta erigendo nelle nostre coscienze, per tener fuori la paura, non quella delle bombe, che a noi ci è risparmiata, ma quella che il delicato equilibrio economico che sovrintende il nostro benessere si possa spezzare.
Proviamo a rifugiarci in una terapia mesmerica degna di un racconto di Allan Poe, una sorta di stasi catatonica dove una non vita senza tempo si sostituisce alla realtà. Dimentichi di cosa succede al povero Ernest Valdemar, che anziché risvegliarsi dallo stato comatoso, cadrà a pezzi decomponendosi all'istante in "una massa quasi liquida d'una schifosa, ributtante putredine".
E così oggi più che i pozzi in fiamme ci troviamo a scrutare dentro i negozi, sempre più vuoti, come le strade improvvisamente più scorrevoli del deserto frustato dal vento. i nostri Scud si chiamano recessione e stagnazione, e non ci sono Patriot che tengano. E la paura continuerà in futuro, e nella nostra normalità cercheremo di non pensarci, salendo sui treni, sulle metro, entrando nei luoghi pubblici dove potrebbe sempre colpire qualche terrorista più o meno isolato e per questo sempre più vuoti. Una paura che non finira mai, almeno fintanto che lontano, ma così vicino, qualcuno continuerà a morire a causa di una guerra voluta da chi, in nome di Dio (le armi USA hanno tutte nomi biblici, a cominciare dai carri armati "Abram"), vuole imporre la sua libertà a chi in fondo non l'ha mai chiesta.
Ne "Il fantasma della libertà" di Louis Bunuel, in una trasposizione di un celebre quadro di Goya, si vedono gli spagnoli fucilati da Napoleone morire al grido di "abbasso la libertà". Non erano pazzi: Napoleone diceva che portava la libertà, ma essi non volevano una libertà non loro, imposta con le armi.
E l'urlo disperato del Papa, mai tanto impotente di fronte a chi si sente il portatore di verità, ricorda quello che frate Guglielmo da Baskerville, nel romanzo di Eco, dice ad Asdo «L'Anticristo può nascere dalla stessa pietà, dall'eccessivo amor di Dio o della verità come l'eretico nasce dal santo e l'indemoniato dal veggente. Temi, Adso, i profeti e coloro disposti a morire per la verità, chè di solito fan morire moltissimi con loro, spesso prima di loro, talvolta al posto loro».
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