lunedì 24 novembre 2003

Rete 4 andrà sul satellite. Perché non tutte?

La sentenza della Consulta, che accogliendo il ricorso del Tar del Lazio sulla legge Maccanico che regolamenta il sistema radiotelevisivo italiano, sancisce la fine del regime provvisorio per il 31 Dicembre 2003 ed obbliga Rete4 e Tele+ Nero a trasmettere dal 1 Gennaio 2004 dal satellite, è stata accolta con le solite prese di posizione: l'Ulivo in festa, il Polo che già pensa a come aggirare la disposizione.
La vicenda ha veramente dell'incredibile, perché Rete4, insieme agli altri canali Rai e Mediaset, è sul satellite da anni, ed è da lì che infatti molte famiglie abitanti in zone "disagiate" prendono il segnale per la visione dei programmi, con l'ovvia esclusione di quelli che possono essere diffusi solo in Italia, confini di cui il satellite non tiene conto.
I vantaggi della trasmissione satellitare rispetto a quella tradizionale sono così tanti che non si riesce ancora a comprendere, se non pensando male, perché l'Italia stia ancora starnazzando nel pollaio terrestre.
La qualità del segnale satellitare, digitale, è la stessa del DVD; l'inquinamento, sia elettromagnetico che estetico (la famosa giungla di antenne), verrebbe semplicemente eliminato, con ricadute sicuramente positive per la salute di tutti noi e l'estetica di palazzi e colline.
Le televisioni locali troverebbero sicuramente vantaggi dal passaggio al satellite, sia per una utenza potenzialmente più vasta, calcolando che chi si trova fuori della propria città o regione potrebbe comunque seguire le informazioni locali; sia perché alcune trasmissioni di più ampio respiro, pur se trasmesse da televsioni locali, troverebbero un pubblico sicuramente più vasto. Inoltre il costo dell'utilizzo del satellite è sicuramente inferiore ai costi di sviluppo e manutenzione dei ripetitori terrestri.
Ovviamente si deve passare attraverso un decoder che cripti le trasmissioni per impedire la visione ai residenti all'estero dei programmi di cui si posseggono solo i diritti per l'Italia, decoder che già esiste ed è stato recentemente unificato.
Si aggiunga che di fronte alla potenziale scelta di 500 canali, la querelle dei tre canali per soggetto non avrebbe più ragion d'essere, anzi, molti passeranno più tempo a scegliere cosa vedere che altro.
Insomma: l'uovo di Colombo. ed'infatti al di là delle Alpi il satellite è di gran lunga, se non l'unico modo di trasmettere il segnale televisivo.
Al contrario, la nostra classe politica si prepara alla campagna di primavera, che come già visto per la Cirami, occuperà il Parlamento al solo scopo di risolvere l'ennesimo problema di un presidente del Consiglio che non ha alcuno scrupolo a dare precedenza alla risoluzione dei suoi problemi personali che a quelli di un paese che sta andando alla deriva.
Tutto questo probabilmente si tradurrà in una accellerazione del costosissimo ed inutile digitale terrestre, che comunque non potrà essere pronto prima di qualche anno, che porterà ad una riconfigurazione delle unità trasmittenti, le quali causeranno un inquinamento pari, se non superiore, a quello delle antenne per la telefonia mobile per avere quello che oggi il satellite offre senza costi aggiuntivi.
Ma soprattutto obbligheranno l'utenza, sempre più disorientata, all'ennesimo scatolotto nero, che si va ad aggiungere al VCR, al DVD, al videogioco, al satellite, al videotelefono, a Internet, trasformando il salotto in una sala controllo stracolma di telecomandi e jostick vari.
La soluzione è quindi altrettanto semplice: una leggina di poche righe che imponga alle televisioni nazionali, entro il 31 Dicembre 2003, di trasmettere esclusivamente via satellite; le locali dal 31 Dicembre 2004.
Leggina che non si farà, perché un ora dopo che gli Italiani si aprissero al satellite, l'utenza si parcellizzerebbe, la TV generalista non avrebbe più ragion d'essere, come sa chi già lo possiede: Stream-Tele+ fornisce nel pacchetto base tutti i giorni 4 canali cinema e fiction, due canali sportivi, due canali documentaristici, due di turismo, due di cartoni, due musicali, vari informativi; tutto senza la pubblicità all'interno dei programmi. Inoltre, ovviamente, campionato e champions League.
Senza contare l'utente blockbuster, che noleggia cassetta e DVD, o quello che passa mesi su videogiochi che non hanno nulla da invidiare alle produzioni cinematografiche (provare per credere "Eternal Darkness" per Gamecube o "Il signore degli anelli" per Playstation, veri e propri film).
Insomma uno sconvolgimento. Sipra e Publitalia dovrebbero seriamente riorganizzarsi per fornire un offerta molteplice e selettiva, comunque più complessa e meno remunerativa del singolo contratto sul programma di grande ascolto.
Perché il problema, in fondo, è tutto quì: fare di tutto perché il pubblico rimanga si aggreghi intorno ai pochi programmi che garantiscono una facile e remunerativa gestione degli spazi pubblicitari. Dopo tutto la programmazione TV è quella cosa che si trova tra due interruzioni pubblicitarie.

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