Lo scossone estivo sull'affidabilità dell'Auditel, causato dall'articolo di Repubblica che riportava la testimonianza di una famiglia (ex) campione la quale si divertiva ad ingannare il sistema, ha avuto il merito di dimostrare come l'intero sistema radiotelevisivo, che non gode certo di buona salute, sia oltretutto in balia di uno strumento strutturalmente fallace, in quanto non automatico ma di fatto manuale e quindi largamente soggetto all'errore. Errore che i due grandi committenti ben sopportano in cambio di uno strumento che evidenzi che l'utente televisivo guardi loro e soltanto loro.
Quello che nessuno sa è che oggi esiste(rebbe) un altro sistema di rilevazione, tecnicamente molto più affidabile, capace di fornire risultati in tempo reale, con a disposizione un campione che è circa 30 volte più ampio di quello Auditel, e praticamente a costo zero.
Pochi sanno infatti che la televisione digitale terrestre che utilizza la tecnologia Adsl, attualmente fornita da Fastweb, ma in futuro anche Telecom dovrebbe essere della partita, ha attualmente un parco utenti stimabile in oltre 160.000 famiglie (138.000 al 31 Marzo), ben superiore quindi al campione di 5.000 famiglie dell'Auditel. Oggi questo servizio è limitato a poche grandi città, in particolar modo Milano e Roma, e sinora recepito da una clientela con un livello culturale ed economico medio-alto.
Quello che però fa la differenza è che con la tv via Adsl il gestore, dovendo inviare il flusso di dati richiesto, sa sempre quante Videostation stiano trasmettendo quel programma in quel momento. Non solo, con il videoregistratore virtuale, qualora un cliente registrasse un dato programma, questo verrebbe comunque calcolato al momento della successiva visione.
Inoltre, man mano che Fastweb aumenterà il suo parco clienti, si incrementerà anche il suo campione di rilevazione. Quando la televisione via cavo, che è poi il vero futuro della TV, sarà realtà in ogni casa, verrà meno il concetto di campione, perché si avranno i dati reali. A quel punto comunque la tv generalista sarà solo un pallido ricordo.
L'altro grande vantaggio del sistema “Cabletel” (acronimo inventato sul momento) è quello di poter gestire, sempre in tempo reale, il gradimento di un programma, trasformando finalmente l'utente da becero numero in un soggetto con una identità ed un gusto: "mi piace, non mi piace".
In poche parole: la tecnologia di Fastweb, ma domani, ripetiamo, sarà anche Telecom ed Enel-Infostrada, è tecnicamente migliore di quella Auditel. E' inoltre meno costosa anzi, dal punto di vista delle infrastrutture, non costa proprio nulla. Perché allora nessuno fino ad oggi ci ha pensato? Le motivazioni possono essere molteplici, in primis perché l'utente Fastweb riceve via cavo anche l'offerta pay di Rai e Sky pay per view.
Potrebbe perciò venir fuori che quando una famiglia paga per avere un servizio, relegherà giustamente l'offerta generalista ad una seconda scelta, limitatamente a quei programmi che effettivamente interessano gli utenti in base ai propri gusti.
Un altro motivo potrebbe essere dato dalla politica tutta italiana di investire soldi nella bufala del digitale terrestre, (perché poi ci ostiniamo a chiamare digitale “terrestre” una tecnologia che trasmette il segnale via etere lo sa solo il Padreterno, comunque tipico di un Paese dove “federalismo” è sinonimo di scissione invece che di unione).
Ormai è infatti chiaro a tutti che il digitale terrestre via antenna servirà solo a rafforzare l’attuale duopolio, mentre chiunque può ottenere a costi relativamente bassi un “canale” via cavo, una volta fattasi interessante la platea degli utenti. Guai quindi a mettere in luce qualsiasi cosa possa rompere il delicato equilibrio già pieno di crepe per conto suo.
E allora teniamoci questo Auditel fallace, costoso e probabilmente inutile, specchio di un’Italia che non c’è, visto che dubitiamo che un industriale, un ingegnere, un medico e generalmente chiunque abbia un reddito o una posizione medio alta accetti di installarsi la macchinetta auditel in cambio di un frullatore l’anno.
Quello che invece proprio non si comprende è come possano aver potuto ignorare questa opportunità le aziende inserzioniste, cui un secondo campione statistico, per giunta di target medio alto e a basso costo non può che far bene.