"Non abbiamo messo la fascia nera come voi fate per Baldoni perché noi dovremmo metterla tutti i giorni". Le tristi e pragmatiche parole dell'allenatore dell'Iraq, poco prima dell'inizio della partita che avrebbe assegnato la medaglia di bronzo per il calcio alle recenti Olimpiadi, riescono a riassumere bene cosa voglia dire cercare di vivere "normalmente" in un paese che ormai di normale non ha più nulla.
Eppure in questo paese continuano a muoversi persone che provano, rischiando anche la propria vita, a far diventare l'Iraq un paese "normale".
L'Iraq infatti non è un deserto dove da millenni pascolano capre e nomadi.
E' l'antica Mesopotania, la valle tra due fiumi, il Tigri e l'Eufrate, che ha visto nascere la civiltà come noi la concepiamo oggi. Per molti "In principio" era qui.
E l'Iraq cos'è oggi? L'ho chiesto a Ciro M., che sta realizzando per conto del Governo italiano il progetto previsto dall'accordo con il ministro della Scienza e della Tecnologia iracheno, che prevede la cooperazione tra i due Paesi per la realizzazione di una infrastruttura tecnologica cui appoggiare applicazioni di e-Government, e che ha trovato la forza ed il coraggio di andare a fare il suo lavoro in questo paese martoriato e che, come per le due ragazze rapite, è armato solo della sua professionalità. Per alcuni questa è un arma terribile.
Cosa state facendo in questo momento?
Stiamo realizzando una intranet che collega le 31 amministrazioni centrali dello stato (Ministeri). La Intranet usa gli standard di fatto di Internet (Linux, Apache, Open LDAP, DNS, Zope, Firewall e content filtering. Per la posta eletronica siamo ancora indecisi tra Postifix e Courier. Come DB invece sarà certamente PostgreSQL.
Tutto open-source?
E’ inevitabile, ed anche ovvio nei paesi in via di sviluppo. Stiamo replicando l’esperienza avviata con successo in Mozambico. Non vedo perché dovremmo cambiare.
Cosa ci puoi dire sul rapimento delle due volontarie italiane rapite: resistenza,terrorismo o altro?
Qui le cose sono molto complesse. Non è certamente "resistenza" anche perché al 99% ci vanno di mezzo i poveri iracheni comuni. Però non è neanche terrorismo: quello è confinato in tre, quattro punti del paese e gli islamici oltranzisti sono considerati dalla popolazione dei "babbioni". La gran parte di questi e' venuta dall'Iran e dall'Afganistan.
Allora, si tratta di volgare delinquenza organizzata?
Sono bande di criminali, quasi sempre ex di Saddam che sopravvivono terrorizzando la gente, esattamente come facevano prima, ma senza più le stellette, solo con le armi. Non essendo un esercito ma appunto bande sono molto difficili da combattere. Le prime vittime sono ancora gli iracheni. Qui rapiscono la gente comune per 1000 o 2000 dollari e quelli più benestanti sono i primi obiettivi.
Quindi esiste un problema serio di sicurezza interna. di chi le responsabilità?
La gente imputa questa situazione agli americani perché come a volte si dice ancora anche da noi "Quando c'era lui, caro lei, non rubava nessuno" qui lo dicono di Saddam (infatti, rubava tutto lui. Vedessi i palazzi che si era costruito, per sé, per la madre, per i figli, mentre la gente moriva di fame). Per ristabilire l'ordine pubblico si devono usare le maniere forti e gli americani non lo fanno perché non lo possono fare. Dopo le elezioni, appena avranno il pieno controllo, ci penseranno gli Iracheni. Se la gente vince la paura ce la possono fare.
E tu come fai a vivere la tua quotidianità?
Lavoro. Stiamo facendo passi da giganti, il progetto prosegue. Appena rientro ti faccio vedere cosa siamo riusciti a fare in pochissimo tempo. Per la prima volta abbiamo fatto anche un bando di gara, una cosa in fondo incredibile per loro che erano e sono tuttora abituati solo ad eseguire ordini, un forte segno di normalità.
Non hai paura che un giorno possa toccare a te?
Stai tranquillo perché stiamo attentissimi. Purtroppo devo dire che le ragazze e chi le coordinava sono stati sfortunati, ma anche imprudenti. Qui, come avrai capito, si deve fare molta, ma molta attenzione.
Probabilmente le ragazze ragionavano con criteri occidentali, come volontarie non si sentivano obiettivi terroristici. Al contrario, per un delinquente comune due donne, con la loro forte presa emotiva sull'opinione pubblica, possono diventare un vero tesoro.
Certo, anche perché vivendo qui da molto tempo ormai avevano "metabolizzato" il problema e quando cala l'attenzione è il momento in cui succede la tragedia. Noi cambiamo percorso ogni giorno, orario di arrivo e partenza, diciamo che andiamo e poi non andiamo, ovvero andiamo senza preavviso. Piccole precauzioni per rendere almeno più difficile un pedinamento o un tentativo di sequestro.
Come sono gli iracheni con cui collabori?
Sono persone eccezionali sia dal punto di vista umano sia dal punto di vista professionale. Dal punto di vista umano hanno fatto di tutto per mettermi a mio agio, mi hanno dato una stanza un po’ più ritirata dove anche loro si sentono più tranquilli per me, mi portano tutti i giorni da mangiare cose buonissime preparate da loro apposta per me. Dal punto di vista professionale posso dire che si impegnano moltissimo. Non conoscono le ultimissime tecnologie ma hanno una eccellente preparazione di base quindi sono in grado di assorbire tutte le novità come delle spugne. Considera che qui l'uso di internet era vietato dal regime e l'embargo faceva il resto. Non avevano accesso a manuali e prodotti software ne buoni computer quindi facevano tutto da se, compreso lo sviluppo di componenti di sistemi operativi. Riescono ancora adesso a riparare le schede di un computer non sostituendole ma lavorando sul singolo componente cosa che da noi ormai si fa raramente.
Incredibile! Da noi gli esperti informatici spesso non sanno neanche gestire una compatibilità tra windows Xp e 2000. Probabilmente di questo paese sappiamo veramente troppo poco.
Questo e' un paese ricco, c'è l'acqua che per queste regioni è una risorsa più preziosa del petrolio, c'è terra fertile, c'è il petrolio ed un capitale umano notevole. Appena questa nazione si sarà liberata dal terrorismo potrà fare da traino a tutti i paesi dell'area per stabilire una nuova democrazia e sviluppo per il mondo intero.
Non mi resta che augurarti di rispettare i tempi.
Abbiamo un ottimo motivo per farlo.
venerdì 17 settembre 2004
martedì 7 settembre 2004
Il paradosso di Moustafà: la protezione anti-copia sui CD favorisce i pirati
«Anche noi dobbiamo tutelare i nostri interessi, basta con queste copie fai da te che danneggiano chi lavora nel settore». Moustafà fatica a tratterere l'ilarità ma evidentemente l'occasione è troppo ghiotta per non approfittarne: «Per noi in fondo è una comodità, i cd arrivano già con la protezione, se la togliamo la gente si fa la copia in casa e noi vendiamo di meno» Va bene, ma la protezione voi come l'aggirate? «Questo non lo so. So solo che per noi non è mai esistito, né esisterà mai nulla che ci impedirà di fare le copie dei cd». Un cliente richiama l'attenzione di Moustafà, proprietario di un negozio di cd sul marciapiede della Stazione di Ponte Mammolo a Roma, e la mia breve intervista è finita prima ancora di incominciare.
Il nostro viaggio all’interno della salvaguardia del diritto d’autore inizia con un paradosso, che però più di mille parole fotografa la difficoltà di trovare il giusto equilibrio tra i diritti degli autori e quelli dei cittadini.
Tutto è cominciato con l'inserimento nei cd audio di una protezione software che impedisce la copia degli stessi. Questo sistema ha l'obiettivo di impedire le copie non autorizzate dei cd a protezione degli interessi, legittimi, delle case discografiche e degli autori dei brani riprodotti. Questa protezione ha però non pochi difetti: il primo è che impedisce agli onesti clienti finali di poter realizzare l'altrettanto legittima copia di sicurezza, o per l'uso comune, con il walk-man o l'autoradio.
Il secondo difetto è che viene impedita anche la trasformazione delle tracce in formato mp3 per l'utilizzo con gli ormai sempre più diffusi lettori portatili o nei telefonini ultima generazione.
Questo sta creando nell'utenza "onesta", quella che cioè acquista il prodotto nei negozi , una frustrazione crescente che per assurdo aveva portato molti proprio nelle braccia dei vari Mustafà, stante la necessità di poter usufruire liberamente di un bene acquistato.
Infatti la protezione anti-copia si è rivelata efficace solo nell'impedimento delle copie "legali", visto che l'aggiramento della protezione è di una semplicità sconcertante per un "professionista" del settore (basta possedere una macchina linux o configurare windows con particolari accorgimenti).
La beffa si sta rivelando però solo recentemente, poiché anche i professionisti delle copie pirata hanno trovato più conveniente lasciare la protezione sui cd da loro prodotti, in primis perché è più semplice, poi perché così il cliente finale non può fare a sua volta altre copie agli amici, che saranno costretti a comprare a loro volta. Insomma la protezione anti copia si sta rivelando una garanzia per l'industria dei CD pirata.
Oggi viviamo quindi il paradosso di un sistema che penalizza le persone oneste e privilegia le associazioni a delinquere, un sistema che oltretutto si sta rivelando una truffa per chi ha acquistato dispositivi portatili, perché le case discografiche sono in mano ai produttori di lettori mp3.
Succede quindi che chi acquista un lettore mp3 Sony o Philips non possa poi fare la copia di cd prodotti dalla Sony o dalla Philips perché queste lo impediscono attraverso la protezione. Ci chiediamo allora a cosa serva mettere in commercio questi dispositivi, a meno che le case non pretendano che il cliente debba acquistare sia il cd che, on line, la versione mp3 dello stesso.
Ci chiediamo anche se sia legale questo dispositivo anti-copia, che da per scontato che l'acquirente commetterà azioni illecite, e che per far questo interagisce su altri prodotti (i computer) di proprietà del cliente in modo non desiderato dallo stesso. Non resta che aspettare la revisione della legge promessa entro i prossimi 60 giorni.
Il nostro viaggio all’interno della salvaguardia del diritto d’autore inizia con un paradosso, che però più di mille parole fotografa la difficoltà di trovare il giusto equilibrio tra i diritti degli autori e quelli dei cittadini.
Tutto è cominciato con l'inserimento nei cd audio di una protezione software che impedisce la copia degli stessi. Questo sistema ha l'obiettivo di impedire le copie non autorizzate dei cd a protezione degli interessi, legittimi, delle case discografiche e degli autori dei brani riprodotti. Questa protezione ha però non pochi difetti: il primo è che impedisce agli onesti clienti finali di poter realizzare l'altrettanto legittima copia di sicurezza, o per l'uso comune, con il walk-man o l'autoradio.
Il secondo difetto è che viene impedita anche la trasformazione delle tracce in formato mp3 per l'utilizzo con gli ormai sempre più diffusi lettori portatili o nei telefonini ultima generazione.
Questo sta creando nell'utenza "onesta", quella che cioè acquista il prodotto nei negozi , una frustrazione crescente che per assurdo aveva portato molti proprio nelle braccia dei vari Mustafà, stante la necessità di poter usufruire liberamente di un bene acquistato.
Infatti la protezione anti-copia si è rivelata efficace solo nell'impedimento delle copie "legali", visto che l'aggiramento della protezione è di una semplicità sconcertante per un "professionista" del settore (basta possedere una macchina linux o configurare windows con particolari accorgimenti).
La beffa si sta rivelando però solo recentemente, poiché anche i professionisti delle copie pirata hanno trovato più conveniente lasciare la protezione sui cd da loro prodotti, in primis perché è più semplice, poi perché così il cliente finale non può fare a sua volta altre copie agli amici, che saranno costretti a comprare a loro volta. Insomma la protezione anti copia si sta rivelando una garanzia per l'industria dei CD pirata.
Oggi viviamo quindi il paradosso di un sistema che penalizza le persone oneste e privilegia le associazioni a delinquere, un sistema che oltretutto si sta rivelando una truffa per chi ha acquistato dispositivi portatili, perché le case discografiche sono in mano ai produttori di lettori mp3.
Succede quindi che chi acquista un lettore mp3 Sony o Philips non possa poi fare la copia di cd prodotti dalla Sony o dalla Philips perché queste lo impediscono attraverso la protezione. Ci chiediamo allora a cosa serva mettere in commercio questi dispositivi, a meno che le case non pretendano che il cliente debba acquistare sia il cd che, on line, la versione mp3 dello stesso.
Ci chiediamo anche se sia legale questo dispositivo anti-copia, che da per scontato che l'acquirente commetterà azioni illecite, e che per far questo interagisce su altri prodotti (i computer) di proprietà del cliente in modo non desiderato dallo stesso. Non resta che aspettare la revisione della legge promessa entro i prossimi 60 giorni.
Intervista a Stanca: si alla copia privata e correggiamo le distorsioni della legge Urbani
"Macchine indietro tutta ma senza fretta". Il Governo innesta la retromarcia sul decreto Urbani, ma con i piedi di piombo. I punti controversi della legge contro la pirateria informatica saranno infatti presto cambiati: verranno puniti solo quanti diffondono copie pirata “a fini di lucro” e sarà limitata l’applicazione del prelievo SIAE. In particolare, il Governo, compresa l'assurdità della situazione venutasi a creare dopo l'approvazione del decreto Urbani sulla pirateria informatica e sulla tutela della proprietà intellettuale, ha convenuto di presentare al più presto un disegno di legge "riparatorio".Tre, in sostanza, le modifiche: Le penalizzazioni attualmente previste per chi duplica e diffonde, anche in Rete, copie pirata di film e musica “per trarne profitto” saranno invece applicate solo a chi lo fa “a fini di lucro”, ricollocando l’area di applicabilità nella ricerca di guadagno illecito.
Sarà limitata l’incidenza del prelievo a favore della SIAE sulla vendite degli apparati di produzione, come i masterizzatori.
In ultimo, l'istituita una Commissione per la ridefinizione delle modalità di tutela del diritto di autore concernente la diffusione delle opere dell’ingegno per via telematica (il cosiddetto “bollino blu”).
Al Ministro Stanca, cui questo Governo ha dato l’incarico di revisione della legge, abbiamo chiesto: qual è il punto della situazione?
I tre punti che hanno sollevato perplessità e disaccordo, ossia quello dell'introduzione del bollino per garantire che siano stati pagati i diritti d'autore, le pene a carico di chi immetteva in rete per fare profitto dei contenuti digitali e la tassa a favore della SIAE, sono affrontati da un disegno di legge (il n. 2980) attualmente all'approvazione della 7.a Commissione Istruzione e Beni Culturali del Senato, in sede legislativa (e quindi dovrà poi passare alla Camera) che, abrogando questi punti controversi, azzera la situazione. Visto l'accordo esistente tra maggioranza e minoranza, il provvedimento non andrà nemmeno in aula. Intanto, su mia iniziativa e di concerto con i ministri Urbani e Gasparri, è già stato emanato un decreto ministeriale per la costituzione di una commissione interministeriale che ha già cominciato a lavorare. E' presieduta da Paolo Vigevano, capo della segreteria tecnica del MIT (e già fondatore di Radio Radicale – n.d.r.) ed ha il compito di fare una riflessione più ampia e meno affrettata rispetto agli interventi previsti nel decreto Urbani.
Perché il governo ha deciso di passare il testimone della revisione al testo a lei invece di lasciare che fosse il ministro Urbani a modificare la legge che dopo tutto porta il suo nome?
Il decreto di legge nasceva su iniziativa del ministro Urbani perché vi erano al suo interno altri contenuti che erano sotto la sua diretta responsabilità (proventi per la cinematografia, ad esempio), quando abbiamo deciso tutti insieme con questo disegno di legge di intervenire per azzerare la situazione nei punti più controversi, senza però toccare tutti gli altri aspetti della legge Urbani, abbiamo verificato che gli argomenti toccano una pluralità di competenze che vanno oltre le singole responsabilità ministeriali. Questo ha portato a individuare in un ministro che dipendesse dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri, la figura più idonea per gestire questa attività interministeriale. La mia delega si è rivelata quella più adeguata per affrontare questa materia, che poi è quella dei contenuti digitali.
Oggi comunque, la legge è in vigore. Potrebbe quindi accadere che qualcuno decida di applicarla, almeno sino a quando la nuova legge non venga pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale. Non ritiene sia il caso di emanare un decreto legge che congeli quelle parti della legge Urbani che saranno oggetto di revisione, anche per ridare tranquillità agli operatori del settore?
Se fosse emanato un nuovo decreto legge esso dovrebbe comunque essere convertito in legge entro 60 giorni. Il disegno di legge 2980, proprio per l'accordo tra le parti, saltando l'aula, dovrebbe essere varato entro i 60 giorni. I tempi sono quindi sono molto simili. Posso solo sperare che, da parte di chi è tenuto comunque ad applicare l'attuale legge, vi sia la giusta comprensione nei riguardi di una materia in fase di profonda revisione.
Non pensa sia arrivato il momento di superare l'attuale normativa basata sulla protezione della singola copia prevedendo copyright non "assoluti", ma che consentano, entro regole definite, la distribuzione, la copia e l'utilizzo del "prodotto intellettuale"?
Io non voglio arrivare, anche se sono tentato, a risponderle di si. Abbiamo voluto fare questa commissione perché il problema dello sviluppo dei contenuti digitali (l' e-Content) e la loro protezione è un problema nuovo rispetto al tradizionale diritto di autore. Oggi con la rete cambiano le cose, cambiano i modelli di business, le dimensioni e sicuramente va fatta una riflessione, per avere un quadro normativo che aiuti l'Italia a sviluppare un industria di contenuti digitali. Parliamoci chiaro: fino ad oggi è stato messo in Internet quello che c'era a disposizione, trasformandolo in digitale, per cui l'uso di Internet è stato fondamentalmente gratuito. Con la larga banda, che non è solo maggiore capacità e velocità di distribuzione, di fatto si è realizzata una grande discontinuità. Come avvenne con il passaggio dal trasporto terrestre a quello aereo.
Questo oggi possono capirlo solo quei pochi fortunati che, grazie a Fastweb, vedo abitualmente la tv via internet....
Perfetto, ma allora comprende come sia necessario creare dei contenuti ad hoc. Però questa è una materia che deve essere regolamentata in quanto nessuna industria investirà volentieri dei capitali senza precise garanzie che proteggano i suoi investimenti.
Però, facciamo un esempio, anche i cd pirata vengono oggi venduti con il dispositivo che ne impedisce la copia. Il risultato è che chi compra il cd legalmente non può farsi la copia di back-up, mentre chi vende illegalmente i cd prospera tranquillamente ed anzi ne trae vantaggio. Non pensa che questo protezionismo palesemente inutile e che viola i diritti dei cittadini onesti vada fermato al pari della vendita illegale dei dischi?
In effetti è un paradosso! Sono dell'idea che dobbiamo trovare un punto di equilibrio: da una parte dobbiamo invogliare l'industria italiana, anche per evitare di essere colonizzati anche in questo, a fare contenuti digitali, con le sue certezze; dall'altra, l'utente finale deve avere uno spazio di libertà per le sue copie ad uso esclusivamente individuale.
La famosa copia per l'autoradio o per il walk-man.
Certamente, anche se bisogna guardare cosa sta succedendo all'estero. In America, per esempio, c'è una ventata forte di repressione anche contro la copia individuale. Poi bisogna ragionare guardando all'Europa, perché questi problemi non possono essere affrontati solo a livello nazionale. Altrimenti uno mette un server di contenuti digitali a Montecarlo, a San Marino o a Lugano e ha bypassato i bollini blu, verdi, gialli e rossi che vogliamo inventarci in Italia.
Questa commissione non è nata solo per fare in due settimane altre due regole, ma per stabilire un quadro di riferimento che favorisca la crescita di un industria italiana. Quindi che va molto più in là di come proteggere o combattere la pirateria.
Questa commissione sara strettamente politica o verrà ampliata anche a quei movimenti che nei mesi precedenti hanno realizzato un efficiente attività di lobbying proprio per convincervi ad un ripensamento sulla materia?
La commissione, essendo interministeriale, sarà esclusivamente politica.
Certamente vi saranno delle audizioni dei soggetti e delle categorie interessate, sia pubblici che privati, con società di consulenza, che ci forniranno il necessario background a livello mondiale, ma anche all'industria privata, la "società civile", le istituzioni, tutti quelli che potranno fornire informazioni utili, che verranno poi pubblicate. Comincerà le audizioni già giovedì prossimo con l'ing. Leonardo Chiariglione, noto come "padre" dell'MP3, e poi proseguirà con un fitto calendario per concludere i lavori con una relazione entro novembre. Il diritto di autore è stato concepito in un contesto molto diverso da quello che sono i contenuti digitali distribuiti attraverso la rete.
L'attuale diritto d'autore penso nasca dalle azioni legali di Gilbert & Sullivan agli inizi del '900 nei riguardi di chi vendeva copie illegali dei loro spartiti, cambia il supporto ma alla fine siamo sempre lì.
Certamente, ma il vecchio mondo aveva volumi bassissimi, mentre con la rete questi si moltiplicano enormemente. Dobbiamo non dico avere una minore protezione, ma far sì che essa sia adeguata ad un modello di business diverso. Questi problemi ce li stiamo ponendo oggi, ed in Europa non è che si abbiano molti punti di riferimento. Anche la stessa proposta direttiva europea fa ancora riferimento al vecchio mondo, mentre noi dobbiamo avere una normativa che sia europea e dedicata esclusivamente al mondo digitale, che è diverso, continuo a dire, rispetto al mondo fisico tradizionale.
Anche perché, con l'avvento della banda larga, le persone troveranno molto più semplice noleggiare che possedere.
Ovvio, ma perché i ragazzini non si copiano la suoneria ed invece la comprano a 90 centesimi di Euro e ogni settimana si cambiano la suoneria? Perché la comprano ad un prezzo molto basso, la scaricano facilmente, il pagamento è trasparente. E chi la vende garantisce il diritto di autore. Come vede il modello di business è totalmente diverso, bassi prezzi ma alti volumi, cosa impossibile con una distribuzione fisica.
Il prossimo appuntamento è quindi tra un paio di mesi?
Tra un paio di mesi il problema dovrebbe essere risolto.
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