martedì 7 settembre 2004

Intervista a Stanca: si alla copia privata e correggiamo le distorsioni della legge Urbani

"Macchine indietro tutta ma senza fretta". Il Governo innesta la retromarcia sul decreto Urbani, ma con i piedi di piombo. I punti controversi della legge contro la pirateria informatica saranno infatti presto cambiati: verranno puniti solo quanti diffondono copie pirata “a fini di lucro” e sarà limitata l’applicazione del prelievo SIAE. In particolare, il Governo, compresa l'assurdità della situazione venutasi a creare dopo l'approvazione del decreto Urbani sulla pirateria informatica e sulla tutela della proprietà intellettuale, ha convenuto di presentare al più presto un disegno di legge "riparatorio".
Tre, in sostanza, le modifiche: Le penalizzazioni attualmente previste per chi duplica e diffonde, anche in Rete, copie pirata di film e musica “per trarne profitto” saranno invece applicate solo a chi lo fa “a fini di lucro”, ricollocando l’area di applicabilità nella ricerca di guadagno illecito.
Sarà limitata l’incidenza del prelievo a favore della SIAE sulla vendite degli apparati di produzione, come i masterizzatori.
In ultimo, l'istituita una Commissione per la ridefinizione delle modalità di tutela del diritto di autore concernente la diffusione delle opere dell’ingegno per via telematica (il cosiddetto “bollino blu”).

Al Ministro Stanca, cui questo Governo ha dato l’incarico di revisione della legge, abbiamo chiesto: qual è il punto della situazione?

I tre punti che hanno sollevato perplessità e disaccordo, ossia quello dell'introduzione del bollino per garantire che siano stati pagati i diritti d'autore, le pene a carico di chi immetteva in rete per fare profitto dei contenuti digitali e la tassa a favore della SIAE, sono affrontati da un disegno di legge (il n. 2980) attualmente all'approvazione della 7.a Commissione Istruzione e Beni Culturali del Senato, in sede legislativa (e quindi dovrà poi passare alla Camera) che, abrogando questi punti controversi, azzera la situazione. Visto l'accordo esistente tra maggioranza e minoranza, il provvedimento non andrà nemmeno in aula. Intanto, su mia iniziativa e di concerto con i ministri Urbani e Gasparri, è già stato emanato un decreto ministeriale per la costituzione di una commissione interministeriale che ha già cominciato a lavorare. E' presieduta da Paolo Vigevano, capo della segreteria tecnica del MIT (e già fondatore di Radio Radicale – n.d.r.) ed ha il compito di fare una riflessione più ampia e meno affrettata rispetto agli interventi previsti nel decreto Urbani.

Perché il governo ha deciso di passare il testimone della revisione al testo a lei invece di lasciare che fosse il ministro Urbani a modificare la legge che dopo tutto porta il suo nome?

Il decreto di legge nasceva su iniziativa del ministro Urbani perché vi erano al suo interno altri contenuti che erano sotto la sua diretta responsabilità (proventi per la cinematografia, ad esempio), quando abbiamo deciso tutti insieme con questo disegno di legge di intervenire per azzerare la situazione nei punti più controversi, senza però toccare tutti gli altri aspetti della legge Urbani, abbiamo verificato che gli argomenti toccano una pluralità di competenze che vanno oltre le singole responsabilità ministeriali. Questo ha portato a individuare in un ministro che dipendesse dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri, la figura più idonea per gestire questa attività interministeriale. La mia delega si è rivelata quella più adeguata per affrontare questa materia, che poi è quella dei contenuti digitali.

Oggi comunque, la legge è in vigore. Potrebbe quindi accadere che qualcuno decida di applicarla, almeno sino a quando la nuova legge non venga pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale. Non ritiene sia il caso di emanare un decreto legge che congeli quelle parti della legge Urbani che saranno oggetto di revisione, anche per ridare tranquillità agli operatori del settore?

Se fosse emanato un nuovo decreto legge esso dovrebbe comunque essere convertito in legge entro 60 giorni. Il disegno di legge 2980, proprio per l'accordo tra le parti, saltando l'aula, dovrebbe essere varato entro i 60 giorni. I tempi sono quindi sono molto simili. Posso solo sperare che, da parte di chi è tenuto comunque ad applicare l'attuale legge, vi sia la giusta comprensione nei riguardi di una materia in fase di profonda revisione.

Non pensa sia arrivato il momento di superare l'attuale normativa basata sulla protezione della singola copia prevedendo copyright non "assoluti", ma che consentano, entro regole definite, la distribuzione, la copia e l'utilizzo del "prodotto intellettuale"?

Io non voglio arrivare, anche se sono tentato, a risponderle di si. Abbiamo voluto fare questa commissione perché il problema dello sviluppo dei contenuti digitali (l' e-Content) e la loro protezione è un problema nuovo rispetto al tradizionale diritto di autore. Oggi con la rete cambiano le cose, cambiano i modelli di business, le dimensioni e sicuramente va fatta una riflessione, per avere un quadro normativo che aiuti l'Italia a sviluppare un industria di contenuti digitali. Parliamoci chiaro: fino ad oggi è stato messo in Internet quello che c'era a disposizione, trasformandolo in digitale, per cui l'uso di Internet è stato fondamentalmente gratuito. Con la larga banda, che non è solo maggiore capacità e velocità di distribuzione, di fatto si è realizzata una grande discontinuità. Come avvenne con il passaggio dal trasporto terrestre a quello aereo.

Questo oggi possono capirlo solo quei pochi fortunati che, grazie a Fastweb, vedo abitualmente la tv via internet....

Perfetto, ma allora comprende come sia necessario creare dei contenuti ad hoc. Però questa è una materia che deve essere regolamentata in quanto nessuna industria investirà volentieri dei capitali senza precise garanzie che proteggano i suoi investimenti.

Però, facciamo un esempio, anche i cd pirata vengono oggi venduti con il dispositivo che ne impedisce la copia. Il risultato è che chi compra il cd legalmente non può farsi la copia di back-up, mentre chi vende illegalmente i cd prospera tranquillamente ed anzi ne trae vantaggio. Non pensa che questo protezionismo palesemente inutile e che viola i diritti dei cittadini onesti vada fermato al pari della vendita illegale dei dischi?

In effetti è un paradosso! Sono dell'idea che dobbiamo trovare un punto di equilibrio: da una parte dobbiamo invogliare l'industria italiana, anche per evitare di essere colonizzati anche in questo, a fare contenuti digitali, con le sue certezze; dall'altra, l'utente finale deve avere uno spazio di libertà per le sue copie ad uso esclusivamente individuale.

La famosa copia per l'autoradio o per il walk-man.

Certamente, anche se bisogna guardare cosa sta succedendo all'estero. In America, per esempio, c'è una ventata forte di repressione anche contro la copia individuale. Poi bisogna ragionare guardando all'Europa, perché questi problemi non possono essere affrontati solo a livello nazionale. Altrimenti uno mette un server di contenuti digitali a Montecarlo, a San Marino o a Lugano e ha bypassato i bollini blu, verdi, gialli e rossi che vogliamo inventarci in Italia.
Questa commissione non è nata solo per fare in due settimane altre due regole, ma per stabilire un quadro di riferimento che favorisca la crescita di un industria italiana. Quindi che va molto più in là di come proteggere o combattere la pirateria.

Questa commissione sara strettamente politica o verrà ampliata anche a quei movimenti che nei mesi precedenti hanno realizzato un efficiente attività di lobbying proprio per convincervi ad un ripensamento sulla materia?

La commissione, essendo interministeriale, sarà esclusivamente politica.
Certamente vi saranno delle audizioni dei soggetti e delle categorie interessate, sia pubblici che privati, con società di consulenza, che ci forniranno il necessario background a livello mondiale, ma anche all'industria privata, la "società civile", le istituzioni, tutti quelli che potranno fornire informazioni utili, che verranno poi pubblicate. Comincerà le audizioni già giovedì prossimo con l'ing. Leonardo Chiariglione, noto come "padre" dell'MP3, e poi proseguirà con un fitto calendario per concludere i lavori con una relazione entro novembre. Il diritto di autore è stato concepito in un contesto molto diverso da quello che sono i contenuti digitali distribuiti attraverso la rete.

L'attuale diritto d'autore penso nasca dalle azioni legali di Gilbert & Sullivan agli inizi del '900 nei riguardi di chi vendeva copie illegali dei loro spartiti, cambia il supporto ma alla fine siamo sempre lì.

Certamente, ma il vecchio mondo aveva volumi bassissimi, mentre con la rete questi si moltiplicano enormemente. Dobbiamo non dico avere una minore protezione, ma far sì che essa sia adeguata ad un modello di business diverso. Questi problemi ce li stiamo ponendo oggi, ed in Europa non è che si abbiano molti punti di riferimento. Anche la stessa proposta direttiva europea fa ancora riferimento al vecchio mondo, mentre noi dobbiamo avere una normativa che sia europea e dedicata esclusivamente al mondo digitale, che è diverso, continuo a dire, rispetto al mondo fisico tradizionale.

Anche perché, con l'avvento della banda larga, le persone troveranno molto più semplice noleggiare che possedere.

Ovvio, ma perché i ragazzini non si copiano la suoneria ed invece la comprano a 90 centesimi di Euro e ogni settimana si cambiano la suoneria? Perché la comprano ad un prezzo molto basso, la scaricano facilmente, il pagamento è trasparente. E chi la vende garantisce il diritto di autore. Come vede il modello di business è totalmente diverso, bassi prezzi ma alti volumi, cosa impossibile con una distribuzione fisica.

Il prossimo appuntamento è quindi tra un paio di mesi?

Tra un paio di mesi il problema dovrebbe essere risolto.

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