mercoledì 17 settembre 2008

Bye Richard, we wish you were still here

Con Richard Wright se ne va un pezzetto della mia giovinezza, essendo la mia vita musicale iniziata a 14 anni proprio con Dark side of the moon, il mio secondo o terzo LP. Poi è arrrivato Meedle, Athom heart mother e via via tutti gli altri. Dischi, rigorosamente in vinile, che mi hanno accompagnato per tutta la vita insieme al film "at Pompei", visto al Mignon non so quante volte e poi in Vhs e dvd. Di Wright (un cognome profetico per chi sapeva far volare la mente con i suoi tappeti sonori) ricordo, oltre alla capacità di creare quelle armonie tanto semplici quanto meravigliose, su cui poi volava la strato di Gilmour, la sua capacità di tenere ancorato il sound psichedelico della band alle solide radici del blues, sia nel tessuto armonico che nella ricerca delle sonorità. Perché nei Pink Floyd c'era una spina dorsale fatta di buon vecchio e sano blues, spesso tirati al limite delle possibilità sonore, in un delicato equilibrio che solo i grandi sanno possedere.

1 commenti:

Anch'io l'ho ricordato nel blog di un amico di cui allego il link.
Senza la sua tastiera non ci potranno essere più i Pink Floyd.
Ciao Rich.