Proprio non ci voleva andare a fare le analisi, a quasi ottant'anni la diagnosi è una sola: sei vecchia, te ne stai andando via. Poi i figli, al solito, insistono, ed eccola sull'autobus per il Policlinico, di nascosto a Francesco che la voleva accompagnare e che si arrabbierà moltissimo quando lo verrà a sapere, per fare l'ennesimo cardio cui seguirà l'immancabile consiglio: si ricordi che ha un'età, si riguardi, non faccia troppi sforzi e prenda le sue medicine.
Per fortuna essere vecchi ti regala la pietà di qualcuno che ti lascia il posto, almeno evito di arrivare in ospedale troppo affaticata che sennò finisce che mi ricoverano. Gli occhi a terra, per non guardare quel muro di sofferenza umana che le si accalca intorno, quando lo sguardo finisce su un pacchetto nero nell'angolo sotto il sedile di fronte. Lo raccoglie, è un portafoglio. Qualcuno ha perso un portafoglio? La voce squillante risveglia tutti dal torpore, 80 mani si muovono freneticamente a verificare se quei 20 centimetri di pelle e stoffa che contengono tutta una vita hanno deciso di sgusciare via. Quanto c'è dentro? Apre il portafogli e ... un documento, un ... cos'è? Un ... permesso di soggiorno, poi 200 euro.
Aho! beata te, pijate li sordi e butta il portafogli che ce pensa 'a polizia quann'o ritroveno. Lei continua nella sua ricerca, apre il documento e ... Amor, c'è un Amor? Le risponde solo il rumoreggiare dei commenti scatenati da questo inatteso fuori programma buono a far dimenticare per un attimo il caldo insopportabile nel mezzo stracolmo. Amazza, ber nome Amor, come Roma scritto alla rovescia.
Eleonora prende il portafogli, lo mette nella borsetta, scende dall mezzo, va al suo appuntamento. Nella sala di attesa esamina con cura il piccolo tesoro e trova una tessera wind con sopra scritto un numero. Prende il cellulare che i figli gli hanno messo letteralmente al collo (Mamma, è facile: se stai male premi un numero a caso e chiama) e compone il numero della scheda.
Dall'altra parte la voce è irriconoscibile: pronto? Chi sei, non ti conosco. La voce è dura e sospettosa. Eleonora non si perde d'animo: Ho trovato il portafoglio, lo ha perso lei? Dall'altra parte prima silenzio, poi un urlo che quasi le perfora l'orecchio già malfunzionante. L'ha trovato?!? Sì, come ti chiami? Amor, mi chiamo Amor Ishtar. La voce si scioglie, non è più dura. Legge sul documento ... è lui. L'ho trovato. Sono al Policlinico, a cardiologia; ce la fai ad arrivare subito che sono stanca? Altrimenti ... No, arrivo subito, non sono lontano, per favore non si muova. Grazie ... grazie.
Dopo un quarto d'ora arriva trafleato un magrebino, si guarda intorno, non sa chi cercare. Eleonora è con un'infermiera che sembra un line-breaker dei Dallas Cowboys, cui ha raccontato la storia, pronta a recitare la sua parte. Capisce e agita la mano, l'uomo si avvicina sudato e ansimante, quasi se la fosse fatta a piedi ... il portafogli? L'infermiera lo ferma, lo guarda, poi guarda il documento e ... sì, è lui, la foto corrisponde. Controlli, non è stato preso niente, è stato fortunato ad incontrare questa donna. L'uomo guarda dentro freneticamente, neanche conta i soldi né il documento, cerca solo il permesso di soggiorno, lo prende come una reliquia, lo bacia più volte piangendo e ringraziando, facendo risuonare il nome di Allah in continuazione. Non erano i soldi il suo tesoro, era quel pezzo di carta senza il quale se ti fermano ....
Eleonora guarda l'infermiera e le chiede: ho fatto bene? Sì signora, ha fatto bene, però adesso stia tranquilla 10 minuti altrimenti l'esame si falsa e le tocca ritornare.
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